Una lezione di fotografia costruita su colore, forma e selezione
- Origini - Iniziò a fotografare nel 1961 e si dedicò completamente alla fotografia dal 1976.
- Stile - Trasformò paesaggi naturali e urbani in composizioni essenziali, spesso dominate da bande cromatiche.
- Metodo - Teleobiettivo, scelta del punto di vista e controllo dell’esposizione sono più importanti della saturazione applicata dopo.
- Temi - La sua ricerca comprende paesaggio, città, asfalti, figure umane, nudo e fotografia istantanea.
- Lezione pratica - Fotografare a colori significa organizzare il colore come una forma, non semplicemente renderlo più intenso.

Dagli inizi a una posizione centrale nella storia della fotografia italiana
Nato a Modena il 9 dicembre 1933, Fontana lavorava nel settore dell’arredamento quando cominciò a fotografare da autodidatta nei primi anni Sessanta. La prima mostra personale arrivò nel 1968, ma la sua ricerca aveva già trovato un orientamento preciso: osservare il rapporto tra forma, spazio e colore senza lasciarsi guidare dalla descrizione realistica del luogo.
Il passaggio decisivo avvenne nel 1976, quando scelse di dedicarsi interamente alla fotografia. Da quel momento la ricerca artistica si affiancò a un’intensa attività editoriale e pubblicitaria, mentre i paesaggi naturali e urbani diventavano il laboratorio principale per mettere alla prova una visione sempre più personale.
| Anno | Tappa | Perché è importante |
|---|---|---|
| 1961 | Inizio dell’attività fotografica | Il colore e le forme del paesaggio diventano il centro della ricerca. |
| 1968 | Prima mostra personale | La sua fotografia comincia a uscire dai circoli amatoriali. |
| 1970 | Modena una città | La città viene letta come un insieme di geometrie e rapporti cromatici. |
| 1974 | Terra da leggere | Il paesaggio agricolo assume una dimensione quasi pittorica. |
| 1976 | La fotografia diventa professione a tempo pieno | La ricerca personale si amplia anche verso editoria e pubblicità. |
| 1982 | Presenzassenza | Ombre e figure mettono in discussione l’idea di fotografia come realtà oggettiva. |
| 1997 | Polaroids | La fotografia istantanea e il collage accentuano la dimensione onirica. |
Questa cronologia mostra un punto spesso trascurato. Il paesaggio non è stato l’unico interesse dell’autore, ma è il filo conduttore che collega generi diversi. Anche quando fotografa una strada, una piscina o una figura umana, Fontana continua a cercare equilibri visivi prima ancora di raccontare una storia.
Il colore non decora l’immagine, la costruisce
La caratteristica più evidente del suo lavoro è l’uso di colori saturi, ma fermarsi a questa definizione significa perdere il punto. Per Fontana il colore non serve a rendere più spettacolare un paesaggio già interessante. Diventa piuttosto il soggetto principale della fotografia, insieme alle forme che lo delimitano.
Una collina può apparire come una fascia verde, un campo come una superficie gialla, una strada come una linea scura. Il luogo riconoscibile passa in secondo piano e rimane una struttura composta da piani, bordi, diagonali e contrasti. La fotografia continua a partire dalla realtà, ma la realtà viene selezionata fino a mostrare soltanto ciò che serve.
La riduzione dei dettagli
Guardando le immagini più note, si nota quanto spesso manchino elementi narrativi convenzionali. Non ci sono necessariamente edifici celebri, persone protagoniste o punti panoramici spettacolari. La forza nasce dall’eliminazione degli elementi di disturbo, un processo che rende leggibile una relazione tra pochi colori.
Io considero questa scelta la parte più difficile da imitare. Aumentare la saturazione è semplice; capire quale dettaglio escludere richiede invece tempo, spostamenti e capacità di attendere. Il risultato funziona perché l’immagine è stata semplificata già al momento dello scatto, non perché è stata resa vistosa in post-produzione.
Natura, città e asfalto
Nei paesaggi naturali l’autore lavora spesso su campi, colline e linee del terreno. Nei paesaggi urbani cerca invece facciate, automobili, ombre e superfici che permettono di regolarizzare il caos della città. Nella serie Asfalti, persino una pavimentazione diventa un paesaggio autonomo, osservato per texture, ritmo e distribuzione dei toni.
Questa apertura è una delle ragioni per cui il suo lavoro rimane attuale anche per chi fotografa con una mirrorless. Non occorre trovare un panorama straordinario. Una parete colorata, un parcheggio vuoto o una fila di ombre possono diventare materia fotografica, se il punto di vista riesce a trasformarli in una composizione coerente.Come leggere una fotografia di Fontana
Per comprendere davvero queste immagini conviene procedere in modo ordinato. Io partirei da quattro domande semplici, utili anche quando si analizza il proprio archivio.
- Quali sono le forme dominanti? Cerca fasce, diagonali, rettangoli, curve e linee di separazione.
- Quanti colori sono davvero necessari? Se l’immagine funziona con tre o quattro aree cromatiche, tutto il resto può diventare rumore.
- Dove cade il peso visivo? Un elemento piccolo, come una persona o una linea rossa, può bilanciare una superficie molto ampia.
- La scena racconta un luogo o una relazione? Nel suo lavoro conta meno riconoscere la geografia e più percepire l’ordine tra le parti.
Una fotografia di questo tipo non va letta soltanto cercando il soggetto. Il soggetto è spesso evidente, ma non è il vero centro dell’immagine. La domanda più utile diventa: perché questi colori si trovano proprio in questa posizione? È qui che la fotografia di paesaggio entra nella storia dell’arte contemporanea e dialoga con pittura, grafica e astrazione.
Fontana preferiva non definire astratte le proprie fotografie, perché il legame con il mondo reale rimaneva essenziale. La definizione più precisa, a mio avviso, è quella di una fotografia che porta la realtà verso una forma quasi astratta senza recidere il rapporto con ciò che è stato osservato.
Le soluzioni tecniche che rendono possibile questo linguaggio
Lo stile non dipende da una singola fotocamera o da un preset. Dipende da una combinazione di posizione, focale, luce ed esposizione. Le analisi dedicate al suo lavoro evidenziano soprattutto l’impiego del teleobiettivo, utile per comprimere la distanza apparente tra i piani e rendere il paesaggio più bidimensionale.
Focale e punto di vista
Per avvicinarti a questa ricerca puoi provare un obiettivo tra 70 e 200 mm, oppure un 100-400 mm quando il paesaggio è molto aperto. Il teleobiettivo non serve solo ad avvicinare un soggetto lontano. Permette di tagliare via il cielo inutile, sovrapporre le colline e trasformare una scena profonda in una successione di superfici.
La focale, però, non risolve una composizione debole. Prima di scattare mi chiederei se ogni area colorata contribuisce all’equilibrio. Se un elemento non aggiunge forma, contrasto o ritmo, probabilmente va escluso cambiando posizione, altezza della fotocamera o direzione dello sguardo.
Esposizione e luce
La sottoesposizione può aiutare a mantenere colori più densi, soprattutto con luce intensa. Come punto di partenza si può provare una correzione compresa tra -1/3 e -2/3 di stop, controllando però l’istogramma e i dettagli nelle ombre. Non bisogna confondere un colore profondo con un’immagine semplicemente troppo scura.
La luce laterale o quella subito dopo un passaggio nuvoloso spesso produce separazioni cromatiche più leggibili del sole di mezzogiorno. Anche la foschia può essere utile, ma solo se non cancella i confini tra i piani. In questo genere la luce migliore non è quella più drammatica: è quella che rende più chiara la struttura.
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Post-produzione senza effetti vistosi
Fontana ha dichiarato di non manipolare le proprie fotografie, una posizione legata al suo rapporto diretto con la realtà. Per chi lavora oggi in digitale, il punto non è replicare alla lettera quel metodo, ma evitare che il software sostituisca l’osservazione.
Io userei il RAW per recuperare con prudenza alte luci e ombre, regolerei il bilanciamento del bianco e lavorerei soprattutto su contrasto locale, separazione dei piani e profilo colore. Un incremento della saturazione tra il 5 e il 15 per cento può essere un test ragionevole, ma se servono valori molto più alti è probabile che il problema sia nell’inquadratura o nella luce.
Cosa imparare oggi da una fotografia così riconoscibile
Il rischio più comune è produrre immagini semplicemente colorate. Un campo verde, un cielo blu e una strada rossa non bastano a creare una fotografia interessante. Serve una tensione tra le parti, ottenuta attraverso proporzioni, vuoti e contrasti controllati.
Per esercitarti, scegli un’area facilmente raggiungibile e realizza una serie di almeno 20 fotografie senza cambiare genere. Per i primi dieci scatti cerca soltanto fasce e superfici; nei successivi prova a inserire un elemento minimo, come una persona, un’ombra o un cartello. Infine seleziona tre immagini che funzionino anche senza spiegare dove sono state realizzate.
Un altro esercizio utile consiste nel convertire temporaneamente gli scatti in bianco e nero. Se la composizione collassa appena scompare il colore, non è necessariamente un difetto, ma indica che il progetto dipende davvero dalla relazione cromatica. Se invece anche il bianco e nero rimane leggibile, probabilmente hai costruito una struttura solida.Non cercherei di copiare le sue immagini più famose. Prenderei piuttosto il principio che le sostiene: fotografare ciò che si sente attraverso ciò che si vede. Questo significa scegliere prima l’effetto visivo e solo dopo il luogo, la tecnica e l’attrezzatura.
Il modo più utile per avvicinarsi alla sua opera
Per studiare Fontana conviene osservare serie intere, non soltanto singole immagini condivise online. Il volume Franco Fontana. Colore, pubblicato in occasione del suo novantesimo compleanno, raccoglie oltre 122 opere realizzate tra il 1961 e il 2017 e permette di seguire l’evoluzione del colore attraverso paesaggi naturali, città, persone e superfici.
La mia conclusione è semplice. Il suo contributo alla storia della fotografia non consiste nell’aver reso i colori più accesi, ma nell’aver dimostrato che il colore può organizzare lo spazio con la stessa forza di una linea o di un volume. Quando impariamo a cercare questa organizzazione nella scena, anche un paesaggio ordinario può diventare un’immagine precisa, personale e difficile da dimenticare.