Il percorso che unisce Sicilia, reportage e memoria
- Origini: Scianna nasce a Bagheria nel 1943 e comincia a fotografare la cultura siciliana da giovanissimo.
- Magnum Photos: entra nell’agenzia nel 1982 e diventa membro effettivo nel 1989.
- Temi: feste religiose, guerra, paesaggio, ritratto, viaggio e moda convivono nella sua opera.
- Stile: il bianco e nero, la luce naturale e il senso del momento costruiscono immagini intense e poco decorative.
- Lezione pratica: per fotografare come lui non basta imitare il contrasto, bisogna imparare a stare dentro la realtà raccontata.

Da Bagheria a Magnum passando dalla scrittura
Ferdinando Scianna nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Si avvicina alla fotografia durante gli studi umanistici e inizia a osservare con metodo le persone, i riti e i paesaggi della sua terra. La sua formazione letteraria è importante perché in lui l’immagine non vive mai isolata, ma entra in dialogo con racconto, memoria e pensiero.
| Periodo | Tappa | Perché conta |
|---|---|---|
| 1962 | Prima mostra a Bagheria | Presenta già uno sguardo personale sulla realtà siciliana. |
| 1965-1966 | Feste religiose in Sicilia | Il libro, accompagnato da Leonardo Sciascia, gli porta il Premio Nadar. |
| 1967 | Collaborazione con L’Europeo | Il lavoro fotografico si lega al giornalismo e al reportage. |
| 1974 | Corrispondente da Parigi | La fotografia si apre a una dimensione internazionale e culturale. |
| 1982 | Ingresso in Magnum Photos | Diventa il primo fotografo italiano associato alla celebre agenzia. |
| 1987-1989 | Moda, pubblicità e piena appartenenza a Magnum | Unisce linguaggio documentario e incarichi editoriali di grande visibilità. |
Il rapporto con Leonardo Sciascia accompagna una parte decisiva della sua crescita. Non è un dettaglio biografico: dimostra che Scianna pensa il reportage come una forma di interpretazione del mondo, non come una semplice raccolta di immagini. La fotografia registra ciò che accade, ma il fotografo deve capire che cosa quel gesto, quel volto o quel rito stanno dicendo.
La Sicilia non è uno sfondo ma una forma mentale
Nelle fotografie delle feste religiose siciliane compaiono processioni, corpi affaticati, bambini, statue, folla e momenti di attesa. Scianna non cerca un folklore da cartolina. Osserva piuttosto il modo in cui una comunità costruisce la propria identità attraverso riti condivisi e comportamenti collettivi.
La forza di queste immagini nasce dall’equilibrio tra partecipazione e distanza. Il fotografo entra nell’ambiente, conosce le persone e ne comprende i codici, ma non trasforma la scena in una messa in posa. È un principio che considero ancora attuale per chi fa fotografia documentaria: prima di scattare bisogna imparare a leggere il contesto.
Il reportage come relazione
Un errore frequente consiste nel pensare che il reportage dipenda soltanto dalla rapidità dell’autofocus o dalla qualità dell’obiettivo. La tecnica aiuta, ma non crea automaticamente un rapporto di fiducia. Nel lavoro di Scianna la preparazione, la presenza sul posto e la familiarità con l’ambiente diventano spesso più decisive dell’attrezzatura.
Per applicare questo approccio a un progetto personale, suggerisco di tornare più volte nello stesso luogo. Un primo sopralluogo serve a osservare, il secondo a riconoscere le persone, i successivi a cogliere variazioni, attese e momenti non programmati. È così che una serie acquista profondità invece di ridursi a una sequenza di immagini isolate.
Il bianco e nero di Scianna cerca ordine nel caos
Il bianco e nero di Scianna non è un filtro estetico applicato alla fine. Serve a eliminare il colore quando il colore rischierebbe di distrarre e a concentrare l’attenzione su luce, gesto, struttura e contrasto. Ombre profonde e superfici luminose organizzano la scena senza renderla artificiale.
Il suo linguaggio risente dell’insegnamento di Henri Cartier-Bresson, soprattutto nella ricerca dell’istante capace di riassumere una situazione complessa. Non significa inseguire soltanto il cosiddetto momento decisivo. Significa riconoscere quando posizione dei corpi, geometrie e atmosfera producono un’immagine che racconta più di quanto mostra.
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Tre elementi da osservare nelle sue immagini
- La luce: spesso naturale, laterale o molto contrastata, costruisce il carattere della scena.
- La composizione: linee, gruppi di persone e vuoti guidano lo sguardo senza apparire troppo studiati.
- Il tempo: l’immagine suggerisce ciò che è appena accaduto o che sta per accadere.
Dalla cronaca alla moda senza perdere la realtà
Alla fine degli anni Ottanta Scianna entra anche nella fotografia di moda e pubblicitaria. La campagna realizzata per Dolce & Gabbana con Marpessa è il caso più noto, ma il suo interesse non sta solo nella fama dei protagonisti. Scianna porta nella moda il proprio sguardo da reporter, ambientando le immagini in una Sicilia concreta, fatta di strade, muri, paesaggi e gesti quotidiani.Il risultato rompe con l’estetica patinata tipica di molte produzioni commerciali. La modella non appare separata dal mondo, ma inserita dentro una storia visiva. Questa esperienza dimostra che documentario e fotografia commerciale non sono necessariamente opposti, purché il progetto mantenga coerenza, ambiente e una direzione narrativa riconoscibile.
La differenza rispetto a un reportage puro riguarda però il controllo. Nella moda esistono un committente, un prodotto, una selezione dei vestiti e una costruzione più precisa della scena. Il merito di Scianna è aver conservato tensione e imprevedibilità, senza fingere che il lavoro commerciale fosse completamente spontaneo.
Quali opere guardare per capire davvero il suo lavoro
Per iniziare, sceglierei Feste religiose in Sicilia. È il punto d’ingresso più diretto perché riunisce territorio, antropologia e bianco e nero, mostrando come un progetto locale possa diventare una riflessione universale sulla comunità.
Le forme del caos aiuta a seguire l’evoluzione del suo pensiero e della sua produzione. Per il ritratto sono particolarmente utili le immagini dedicate a scrittori e artisti, tra cui Sciascia e Jorge Luis Borges. Qui il volto non è soltanto una superficie da illuminare, ma un luogo di relazione tra fotografo e soggetto.
Chi vuole osservare il rapporto con la moda può cercare Marpessa e Altrove. Reportage di moda. Per il paesaggio e la memoria urbana, invece, risultano preziosi i lavori su Venezia e quelli raccolti in Istanti di luoghi. Non suggerisco di guardare queste opere soltanto per copiare l’inquadratura: bisogna chiedersi che cosa rende necessaria proprio quella fotografia.
Anche i testi di Scianna sono parte del suo lavoro. Obiettivo ambiguo e Autoritratto di un fotografo mostrano quanto la riflessione sulla fotografia possa diventare concreta quando nasce dall’esperienza. La lettura, in questo caso, completa l’osservazione delle immagini e chiarisce le scelte che una didascalia spesso non riesce a spiegare.
La lezione più utile per chi fotografa oggi
La lezione di Scianna non consiste nel comprare una fotocamera specifica, usare sempre il bianco e nero o cercare situazioni drammatiche. Consiste nel costruire uno sguardo paziente, capace di riconoscere la relazione tra persone, spazio e tempo. La macchina fotografica arriva dopo l’attenzione.
Per trasformare questa idea in pratica, si può lavorare su un progetto di 30 giorni dedicato a un solo luogo o tema. Fotograferei con una sola lente, limiterei gli scatti a 20 al giorno e selezionerei alla fine appena 10 immagini. Il limite obbliga a osservare meglio e rende evidente se esiste davvero una storia oppure soltanto una serie di fotografie piacevoli.
Quando riguardo il percorso di questo autore, ciò che mi colpisce di più è la continuità tra lavori apparentemente lontani. Feste religiose, ritratti, viaggi e moda condividono la stessa domanda: come può una fotografia restituire la complessità della vita senza addomesticarla? È una domanda ancora aperta, ed è probabilmente il motivo per cui il suo lavoro continua a parlare alla fotografia contemporanea.