Ferdinando Scianna e la Sicilia dei riti e della memoria

Un uomo anziano con giacca rossa, davanti a una foto di Ferdinando Scianna in Sicilia con bambini.

Scritto da

Ilario Santoro

Pubblicato il

29 apr 2026

Indice

Una processione siciliana può sembrare, a prima vista, soltanto un’esplosione di folla, devozione e movimento. Nelle fotografie di Ferdinando Scianna diventa invece un racconto più complesso, fatto di memoria, appartenenza, gesti quotidiani e tensione sociale. Qui ricostruisco il rapporto tra il fotografo e la sua terra, analizzo le immagini più importanti e raccolgo alcune indicazioni pratiche per leggere o fotografare la Sicilia con maggiore consapevolezza.

La Sicilia di Scianna è una storia di memoria, rito e persone

  • Bagheria è il punto di partenza umano e geografico della sua ricerca.
  • Feste religiose in Sicilia, pubblicato nel 1965 con i testi di Leonardo Sciascia, è il suo libro d’esordio.
  • Le fotografie mostrano il rito come fatto sociale, non come semplice folklore.
  • Il bianco e nero, la luce naturale e il momento colto al volo costruiscono immagini di grande tensione.
  • Per fotografare oggi la Sicilia con lo stesso rigore servono tempo, discrezione e un progetto, non soltanto una fotocamera.

Perché la Sicilia è il centro della fotografia di Scianna

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria nel 1943, vicino Palermo, e comincia a fotografare la propria comunità negli anni Sessanta. Questo dato biografico conta molto, perché il suo sguardo non nasce da un viaggio occasionale nell’isola, ma da una conoscenza diretta di persone, luoghi e rituali.

Nei suoi scatti la Sicilia non appare come una cartolina mediterranea. Non troviamo soltanto il sole, il mare o l’architettura barocca, ma corpi stanchi, volti concentrati, strade affollate e gesti ripetuti. È una Sicilia vissuta dall’interno, con le sue contraddizioni e il suo rapporto quasi fisico con la religione e la memoria.

Il fotografo osserva soprattutto ciò che accade quando una comunità si riunisce. La festa patronale, la processione o il corteo funebre diventano momenti in cui le persone escono dalla dimensione privata e rendono visibili gerarchie, legami familiari, tensioni e forme di appartenenza.

Feste religiose in Sicilia ha cambiato il modo di raccontare l’isola

Il punto di partenza obbligato è Feste religiose in Sicilia, realizzato con i testi di Leonardo Sciascia e pubblicato nel 1965. Il volume raccoglie oltre cento fotografie in bianco e nero dedicate a feste e riti di diversi centri dell’isola, tra processioni, voti, ceri, statue e folle in movimento.

Il libro fu importante per due ragioni. Da una parte offriva una documentazione visiva rigorosa della cultura popolare siciliana; dall’altra metteva in discussione l’idea rassicurante del folklore come spettacolo pittoresco. Le immagini mostrano infatti che la festa è insieme religione, teatro, politica locale e bisogno collettivo di riconoscersi.

In paesi come Ciminna, Prizzi, Racalmuto e Trecastagni, Scianna non si limita a fotografare il momento più spettacolare. Cerca piuttosto le pause, gli sguardi laterali e le reazioni di chi assiste. Un uomo che osserva dalla soglia, una donna schiacciata dalla folla o un portatore che perde per un attimo la compostezza possono raccontare più della statua al centro della processione.

La collaborazione con Sciascia aggiunge al progetto una componente critica. La fotografia non viene trattata come prova neutrale, ma come parte di un discorso sulla società siciliana. Il riconoscimento arrivò con il Premio Nadar nel 1966, che contribuì a far conoscere il lavoro di Scianna anche fuori dall’Italia.

Io considero questo libro ancora attuale perché insegna una cosa semplice e spesso dimenticata. Per raccontare una tradizione non basta fotografare ciò che la tradizione mette in scena: bisogna osservare chi partecipa, chi resta ai margini e che cosa cambia nei comportamenti durante il rito.

Le immagini siciliane da cui partire per capire il suo stile

La processione come forma e movimento

Le processioni sono costruite attraverso diagonali, file di persone, oggetti votivi e contrasti tra immobilità e movimento. Scianna spesso lascia che il disordine apparente riempia l’inquadratura, ma dentro quel disordine cerca un equilibrio visivo preciso.

Il fercolo, il cero o il gruppo dei devoti non sono soltanto soggetti religiosi. Servono a organizzare lo spazio e a creare una gerarchia visiva. Il fotografo può così raccontare il rito senza doverlo spiegare con una didascalia lunga.

Il volto come archivio della memoria

I ritratti di Scianna hanno una qualità particolare perché non sembrano isolare completamente la persona dall’ambiente. Il volto resta collegato alla strada, alla casa, alla piazza o alla folla. Questa scelta trasforma il ritratto in una relazione tra individuo e comunità.

La sua forza non sta nel cercare sempre l’espressione drammatica. A volte basta un volto impassibile, una posa rigida o uno sguardo fuori campo per suggerire una storia. La fotografia lascia spazio all’interpretazione senza diventare vaga.

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Luce e ombra senza effetti spettacolari

Il bianco e nero accentua la struttura delle immagini, ma non serve a rendere automaticamente una scena più “artistica”. Scianna usa soprattutto la luce disponibile, sfruttando ombre profonde, zone bruciate e passaggi improvvisi tra interno ed esterno.

Questa scelta produce immagini fisiche, spesso dure. La luce non abbellisce la realtà e non uniforma i volti. Al contrario, rende più evidente la distanza tra chi è illuminato e chi resta nascosto, tra il rito pubblico e la dimensione privata di chi lo vive.

Da Bagheria alla memoria di un’intera generazione

Il rapporto con la Sicilia non si esaurisce nelle feste religiose. Bagheria torna più volte nella sua opera come luogo della memoria personale, non come semplice paese d’origine. Le fotografie raccolte nei progetti dedicati alla città ricostruiscono una giovinezza attraverso persone, strade, oggetti e atmosfere che il tempo ha trasformato.

In questo passaggio il reportage cambia leggermente natura. Non serve più soltanto a documentare un evento, ma a misurare la distanza tra il passato ricordato e il presente. La memoria diventa quindi un materiale fotografico instabile, fatto di frammenti e associazioni.

Anche i lavori siciliani legati alla moda mostrano questa continuità. Nelle immagini realizzate per Dolce & Gabbana, con Marpessa fotografata in diversi luoghi dell’isola, il paesaggio e le persone non fanno da semplice sfondo. Diventano co-protagonisti della scena, proprio come accade nei suoi reportage.

Questa è una delle ragioni per cui non separerei troppo il fotografo documentario dal fotografo di moda. In entrambi i casi Scianna cerca una situazione credibile, una luce capace di sostenere il racconto e un rapporto concreto tra il soggetto e lo spazio. Cambia l’incarico, ma resta il suo modo di guardare.

Che cosa può imparare oggi un fotografo dalla Sicilia di Scianna

La lezione più utile non riguarda un obiettivo preciso o una particolare impostazione della fotocamera. Riguarda il metodo. Prima di fotografare una festa siciliana, io dedicherei almeno un’intera giornata all’osservazione senza scattare, così da capire orari, percorsi, ruoli e momenti di maggiore intensità.

  • Costruisci una sequenza con preparazione, attesa, azione e ritorno alla normalità.
  • Alterna campi larghi, mezze figure e dettagli, evitando di fotografare ogni scena dalla stessa distanza.
  • Usa una focale tra 35 e 50 mm se vuoi mantenere una relazione credibile con le persone.
  • In una processione veloce, tempi tra 1/250 e 1/500 di secondo aiutano a congelare i gesti senza rinunciare alla luce ambientale.
  • Controlla lo sfondo, perché insegne, automobili e passanti possono indebolire il significato dell’immagine.

La mirrorless è utile perché permette di lavorare con discrezione, ma non risolve il problema principale. Se arrivi senza conoscere il contesto, rischi di produrre immagini corrette dal punto di vista tecnico e vuote sul piano umano.

C’è poi una questione etica. Una festa religiosa non è un set fotografico e le persone non sono comparse. Eviterei di interrompere un gesto rituale, chiederei il permesso per i ritratti ravvicinati e non trasformerei la sofferenza o la devozione in un effetto facile. La discrezione fa parte della qualità fotografica, non è un limite al lavoro.

Come leggere oggi queste fotografie senza ridurle al folklore

Per comprendere davvero il lavoro siciliano di Scianna conviene guardare le immagini in serie, non soltanto come fotografie singole. Una fotografia può colpire per la composizione, ma è la sequenza a mostrare come funziona una comunità e come il rito modifica lo spazio pubblico.

Quando osservo queste immagini, mi pongo tre domande. Chi sta agendo? Chi sta guardando? Che cosa rimane fuori dall’inquadratura? Sono domande semplici, ma aiutano a distinguere una fotografia soltanto suggestiva da un’immagine capace di raccontare una situazione.

È utile anche separare la Sicilia reale dalla Sicilia costruita dall’immaginario turistico. Scianna non elimina il mistero, la teatralità o la bellezza dell’isola, ma li mette accanto alla fatica, alla densità dei rapporti e alle tensioni della vita quotidiana. La sua Sicilia è affascinante proprio perché non è addomesticata.

Per questo il suo lavoro resta prezioso anche nel 2026. Non offre un catalogo immobile di usanze siciliane, ma un modo per osservare il rapporto tra fotografia, storia e memoria senza confondere la documentazione con una semplice raccolta di immagini belle.

La lezione che resta dopo aver guardato la Sicilia di Scianna

Le fotografie di Ferdinando Scianna sulla Sicilia raccontano una terra attraverso i suoi gesti collettivi, i suoi volti e le sue contraddizioni. Dal libro realizzato con Sciascia fino ai progetti dedicati a Bagheria, il filo conduttore è la ricerca di una verità visiva che nasce dalla vicinanza e dal tempo.

Se si vuole studiare questo lavoro da fotografi, partirei da Feste religiose in Sicilia, osservando non solo le singole immagini, ma il ritmo dell’intero racconto. È lì che si capisce la differenza tra fotografare una festa e fotografare ciò che una festa rivela delle persone.

Domande frequenti

Scianna nasce a Bagheria nel 1943 e inizia a fotografare la propria comunità negli anni Sessanta. Il suo sguardo nasce quindi dalla conoscenza diretta di persone, luoghi e rituali, non da un viaggio occasionale.

Pubblicato nel 1965 con i testi di Leonardo Sciascia, il libro raccoglie oltre cento fotografie in bianco e nero dedicate a feste e riti dell’isola. Il volume supera l’idea del folklore pittoresco e presenta la festa come religione, teatro, politica locale e appartenenza collettiva; il lavoro ottenne il Premio Nadar nel 1966.

Nelle processioni usa diagonali, file di persone, oggetti votivi e contrasti tra immobilità e movimento. Il bianco e nero e la luce naturale evidenziano ombre profonde, passaggi tra interno ed esterno e la distanza tra rito pubblico e dimensione privata.

È utile osservare l’evento per un’intera giornata senza scattare, costruire una sequenza tra preparazione, attesa, azione e ritorno alla normalità e alternare campi larghi, mezze figure e dettagli. Una focale tra 35 e 50 mm mantiene una relazione credibile con le persone, mentre tempi tra 1/250 e 1/500 di secondo aiutano a congelare i gesti; servono inoltre discrezione e permesso per i ritratti ravvicinati.

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Ilario Santoro

Ilario Santoro

Mi chiamo Ilario Santoro e da 14 anni mi dedico con passione al mondo della fotografia, del video e della post-produzione. Quello che mi spinge è la voglia di catturare l'essenza di un momento, trasformando un'idea in un'immagine o in un filmato che parli da sé. Sul sito sceltamirrorless.it, il mio obiettivo è condividere la mia esperienza, analizzando le tecnologie e le tecniche che rendono possibile tutto questo. Cerco sempre di fornire contenuti chiari, accurati e aggiornati, rendendo accessibili anche gli argomenti più complessi, per aiutarvi a fare le scelte migliori e a esprimere al meglio la vostra creatività.

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